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     Manuale HARDDISK
07    AGGIUNGERE O SOSTITUIRE UN DISCO FISSO    
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EIDE VS. SCSI

Per aggiungere o sostituire un disco fisso è necessario collegare alcuni cavi al dispositivo e fissarlo all’interno del cabinet con almeno 4 viti. Aprendo un cabinet si nota che sono a disposizione due zone dove poter inserire e fissare due hard disk (in quelli meno costosi c’è un solo spazio). Non si devono usare dischi non fissati (per i problemi visti nei capitoli precedenti) e non si deve appoggiare un disco sopra un altro, per evitare il surriscaldamento.
Ci sono due cavi da attaccare al disco rigido: uno serve per l’alimentazione (per la corrente), l’altro per mettere in comunicazione l’hard disk con la scheda madre (e quindi con la CPU). Il primo è standard, uguale per tutti, mentre per il secondo tipo di cavo si devono considerare due tecnologie: EIDE e SCSI.

I componenti che controllano e fanno funzionare i dischi, seguendo i comandi della CPU, si chiamano controller e possono essere di diversi tipi.
Per anni il controller più diffuso è stato quello del tipo AT-BUS o più propriamente IDE. L’EIDE è una variante di questo e gestisce dischi di maggiore capacità, rappresenta la categoria di gran lunga più diffusa. Usa un solo bus di 40 bit, in questo bus vengono trasmessi sia i dati da memorizzare sia i comandi per il posizionamento delle testine di lettura e scrittura. Il controller EIDE funge soltanto da componente di collegamento tra CPU e il disco fisso.
Il controller SCSI (Small Computer System Interface) offre un’architettura molto aperta e utilizzabile per il controllo di vari apparecchi, non solo dischi fissi. L’unico compito svolto è trasformare i comandi provenienti dalla CPU in comandi propri del controller stesso, questi comandi vengono poi trasmessi agli apparecchi. Il trasferimento dei dati e dei comandi tra controller SCSI e disco fisso avviene su un unico bus a 25 bit. Può gestire fino a 7 componenti diverse.

Una grossa differenza tra EIDE e SCSI è data dal modo in cui i dispositivi comunicano con la CPU. I programmi inviano i comandi ai controller (tramite il microprocessore) e il controller li invia alle periferiche, quindi, il dispositivo che riceve il comando, inizia il suo lavoro. Nel caso di dispositivi EIDE, il controller rimane in attesa senza poter effettuare altre richieste. Per esempio arriva al controller una richiesta di leggere il settore 13 nel disco fisso; il comando viene segnalato all’hard disk, il quale inizia a lavorare. Nel frattempo (mentre le testine leggono il settore 13), arriva al controller un’altra richiesta, per leggere un file nel CD ROM. Questa seconda richiesta non può essere inoltrata: il controller deve attendere che sia finita la prima operazione. Si dice che il BUS EIDE è interamente dedicato alla periferica che ha ricevuto la prima richiesta. Solo quando il dispositivo termina il suo compito e avverte il controller, il bus viene liberato e possono essere impartiti altri comandi.
Il BUS SCSI, invece, prevede la possibilità di mandare le richieste in modo asincrono. Asincrono significa che il controller non deve attendere che un dispositivo completi il lavoro per inviare una nuova richiesta. Questa modalità di funzionamento prende il nome di Disconnect/Reconnect ed è molto utile in presenza di periferiche molto lente (per esempio masterizzatori o unità tipo zip, dischi magneto ottici e simili). Per esempio è possibile, mentre si masterizza un CD, leggere i dati sull’hard disk. Questa caratteristica è quella che rende preferibili i dispositivi SCSI rispetto agli EIDE, per chi intende masterizzare. Mentre con i dispositivi EIDE quando si lancia la masterizzazione, in generale, non si può compiere alcuna operazione, finché il lavoro non è terminato, con gli SCSI è possibile continuare a lavorare.

Un’altra grande differenza tra EIDE e SCSI è come vengono riconosciute le periferiche. In generale sulle schede madri sono a disposizione due controller di tipo EIDE: controller 1 e controller 2. Ad ognuno di questi possono essere collegate al massimo due periferiche.
I dispositivi EIDE devono essere settati secondo uno schema, che adesso vedremo in dettaglio. Se al controller è collegata una sola periferica, in genere non serve fare niente (AUTOMATIC). Nel caso si vogliano collegare più periferiche, si devono settare una come MASTER (“padrone”) e l’altra come SLAVE (“schiavo”). Se non si effettua questa operazione, i dispositivi non sono riconosciuti. Per configurare una periferica come master o slave si devono utilizzare gli appositi jumper posti sul dispositivo. I jumper sono “piedini” metallici, piccole punte; purtroppo non esiste un posto standard dove trovarli, ma spesso nei dischi si trovano nel retro, vicino ai cavi. Sempre nei dischi si trovano le informazioni per definire un dispositivo come master, slave o automatic, anche in questo caso non esiste uno standard. Si utilizzano dei piccoli pezzetti di plastica, chiamati ponti, per settare i jumper. I ponti fanno in modo di collegare due jumper (per fare passare la corrente); sono molto simili a quelli che si utilizzano per impostare le schede madri. In genere si mette il dispositivo più veloce come master e quello più lento come slave.
Se acquistate un computer, con un hard disk e un lettore CD, la situazione migliore è la seguente: l’hard disk collegato al controller 1 e il lettore CD collegato al controller 2, entrambi settati come automatic. Se non è così, il rivenditore ha “risparmiato” un cavo e voi perdete un po’ di velocità. Quando si intende aggiungere un altro dispositivo, si deve decidere a quale controller collegarlo. Se si tratta di un altro disco fisso conviene collegarlo al controller 1 e settare i due dispositivi come master e slave. Se invece si tratta di un masterizzatore, o un lettore DVD, conviene collegarlo al controller 2 e settare i due lettori come master e slave. Per gli hard disk non è finito il lavoro, infatti tutti i dispositivi sono rilevati all’avvio, ma il nuovo hard disk non è ancora utilizzabile. Se osservate, nelle schermate iniziali, all’accensione del computer, il BIOS verifica cosa è collegato ai due controller: quattro voci, cioè controller 1 master e slave e controller 2 master e slave. Il nuovo disco sarà notato dal BIOS, ma per poterlo utilizzare il BIOS ha bisogno di sapere quanti cilindri, testine, tracce e settori ci sono. Si deve quindi entrare nel programma del BIOS e utilizzare il comando HDD AUTO DETECTION, questo esamina tutti i dispositivi attaccati ai due controller e trova tutte le caratteristiche necessarie. Funziona tutto in automatico, si deve solamente eseguire questo comando e salvare le modifiche al BIOS. Ora è possibile utilizzare il nuovo disco, dopo la formattazione. HDD AUTO DETECTION è necessario anche nel caso si sostituisca un hard disk con un altro.
Per avere un controller SCSI si deve acquistare una scheda madre che disponga di un controller ulteriore SCSI (oltre ai due EIDE), oppure acquistare una scheda di espansione PCI. Ad un controller SCSI possono essere collegate 7 periferiche, alle quali deve essere assegnato un numero ID, diverso per ogni una. In ogni dispositivo si trovano i jumper con le istruzioni per definire il numero, se due dispositivi hanno lo stesso numero, solo il primo viene considerato. Inoltre, l’ultimo collegato sul cavo SCSI deve essere settato come terminatore, altrimenti non funzionano neanche gli altri. Di seguito si trovano alcune immagini, con le descrizioni in corsivo, tratte da un manuale TRAXDATA, nel quale sono presenti le istruzioni per settare un dispositivo SCSI.
 

 
FIG. 01
 

Il numero SCSI ID viene usato in modo che il computer possa riconoscere un dispositivo SCSI collegato. Potete usare da 0 a 7 come numero SCSI ID. In genere il 7 è usato per il numero scheda SCSI ID e 0 per il primo dispositivo SCSI della catena.
Importante: se usate altri dispositivi SCSI, assicuratevi di usare un numero ID diverso per ciascun dispositivo.
 

 
FIG. 02
 

Usare i collegamenti ponte per cortocircuitare le posizioni mostrate in nero.
 

 
FIG. 03
 

La configurazione del terminatore indica se questo dispositivo SCSI è l’ultimo oppure no.
Terminatore acceso (con un ponte).
Usare questo settaggio se il dispositivo è l’ultimo dispositivo nella daisy chain interna SCSI.
Terminatore spento (senza un ponte).
Usare questo settaggio se altri dispositivi, a parte questo, si trovano nel collegamento a margherite interno e questo dispositivo non è l’ultimo.


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