Informativa:
questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalit� illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di pi� o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su "OK" acconsenti all�uso dei cookie.
OK
 torna all'home page
 
  Spazio Culturale
 
MANUALI

accesso diretto
 OFFICE
   access2000
   excel2000
   word2000
   backup
   virus
 TOOLS
   harddisk
   registry
   winzip
   dos
 WEB
   flash5
percorso:: _Home > _Manuali > _ACCESS2000 > _Capitolo 06
 fine testo aumenta dimensioni testo diminuisci dimensioni testo informazioni indice manuale ACCESS2000
     Manuale ACCESS2000
06    NORMALIZZAZIONE    
 aggiungi ai preferiti

INTRODUZIONE


Se la definizione dello schema della base di dati non è fatto ad hoc, può succedere che si abbiano delle anomalie nel database, quali, per esempio, la ripetizione delle informazioni con spreco di tempo (per l’inserimento dei dati) e di spazio (memoria).
La teoria della normalizzazione ha come scopo quello di fornire metodi per progettare basi di dati senza anomalie. In pratica la normalizzazione consente di verificare se la definizione dello schema corrisponde a dei “canoni standard” di correttezza della base di dati. Dopo aver definito lo schema, si devono seguire alcune regole per rendere le tabelle in quelle che sono chiamate le FORME NORMALI, cioè per fare in modo che lo schema corrisponda ai “canoni standard”.
La teoria della normalizzazione è un argomento ampio, difficile da capire e pieno di termini tecnici. In questo manuale, che ha lo scopo di insegnare ad utilizzare Access e non di sostituire un testo per la teoria dei database, gli argomenti relativi alla normalizzazione saranno trattati in modo più semplice, senza l’introduzione di concetti e termini troppo impegnativi. Alcuni termini introdotti non sono propriamente corretti, considerando la teoria delle basi di dati, ma sono molto più semplici da capire rispetto a quelli utilizzati in ambito universitario.
I metodi descritti in seguito sono solo quelli principali e sono “adattati” per una comprensione più facile.

Riassumiamo la teoria della normalizzazione nelle seguenti regole per creare in modo corretto le tabelle:

  1. ogni tabella deve avere una chiave primaria
  2. ogni campo deve contenere un solo valore;
  3. i campi di una tabella non devono dipendere da altri campi (esclusa la chiave primaria);
  4. evitare le ripetizioni e la ridondanza dei dati.
       

OGNI TABELLA DEVE AVERE UNA CHIAVE PRIMARIA

La chiave primaria è già stata definita nel capitolo precedente.
Dopo la stesura dello schema, la prima cosa che si deve verificare, sempre nella fase di progettazione, è che ogni tabella abbia una chiave primaria. In ogni tabella si deve trovare un campo che non contenga ripetizioni e che rappresenti ogni record nelle altre tabelle (tra le chiavi candidate). Se non esiste un campo con tali caratteristiche, si deve aggiungere un nuovo campo. Il nuovo campo non risulta dall’analisi dei requisiti, in quanto non sarebbe necessario per l’esistenza della tabella, ma è necessario per creare una tabella senza anomalie, cioè in una forma normale (che si presume corretta).

ESEMPIO. Ordini.
La figura 6.01 visualizza la tabella degli ordini risultante da una possibile analisi dei requisiti.
 

 
FIG. 6.01
 

La tabella non contiene chiavi candidate, infatti ogni colonna contiene ripetizioni. SI deve aggiungere un nuovo campo, che di solito prende il nome di ID, che sta per IDENTIFICATORE. La figura 6.01 visualizza la tabella, in forma normale, con il nuovo campo chiave primaria: IdOrdine.
 

 
FIG. 6.02
   

PRIMA FORMA NORMALE

Ogni campo deve contenere un solo valore: PRIMA FORMA NORMALE, chiamata anche FORMA ATOMICA.
Se una tabella si trova nella prima forma normale, non c’è alcuna possibilità di suddividere ulteriormente i campi della tabella.
I motivi per cui non si devono avere campi che contengono più di un valore risiedono nella definizione stessa dei database relazionali. Non sono tutti semplici da capire, di seguito si elencano i principali.

  • I database relazionali non sono in grado di fare ricerche, efficienti, se il campo considerato contiene più di un valore all’interno.
  • Le relazioni non possono esistere su campi contenenti più valori.

Ci sono altri motivi, ma non vale la pena di analizzarli in questa sede.
Quando si incontrano campi che contengono più valori, questi campi essere suddivisi in modo che contengano un unico valore su ogni record.
In alcuni casi la suddivisione è semplice e naturale, in altri è molto più complessa.
Come al solito, gli esempi valgono molto più delle parole.

ESEMPIO. Indirizzo.
La figura 6.03 visualizza una tabella Persone (con solo i campi più interessanti).
 

 
FIG. 6.03
 

La tabella ha una chiave primaria, quindi la prima regola è confermata. Il campo Indirizzo, però, contiene più valori di “tipo” diverso. È possibile fare ricerche sul campo indirizzo definito in questo modo, ma risultano molto lente, perché non si devono confrontare due parole, ma intere frasi composte di più parti (via, nome della via, numero civico e città). Per esempio, trovare tutte le persone che abitano nella stessa città, con questa definizione del campo indirizzo, risulta complesso. Conviene suddividere il campo indirizzo, come nelle tabelle viste fino ad ora, figura 6.04.
 

 
FIG. 6.04
 

Questa è la suddivisione in cui si trova di solito il campo indirizzo nelle tabelle. Con questa nuova definizione è molto più veloce la ricerca delle persone che abitano nella stessa città.
Non sempre questa è la forma migliore, dipende dalle operazioni che si devono fare sulla base di dati. Si supponga che la tabella serva per un elenco telefonico, in cui si effettuano ricerche anche sui nomi delle vie. Anche in questo caso la ricerca risulterebbe lenta e macchinosa, per cui si deve suddividere ulteriormente la tabella, come mostrato nella figura 6.05.
 

 
FIG. 6.05
 

Per sapere fino a dove suddividere il campo si deve consultare l’analisi dei requisiti. In generale, tutti i campi che servono per confronti o ricerche, nel normale utilizzo del database, devono essere suddivisi.
 

ESEMPIO. Telefono.
Le stesse osservazioni fatte in precedenza volgono per il numero di telefono. Si consideri la tabella visualizzata nella figura 6.06.
 

 
FIG. 6.06
 

La tabella ha una chiave primaria, IdPersona, quindi la prima regola è assicurata. Il campo Telefono potrebbe essere corretto per molti archivi, ma, se si vogliono fare ricerche sulle colonne telefono, queste risulterebbero troppo lunghe e macchinose. La figura 6.07 visualizza una possibile suddivisione del campo Telefono.
 

 
FIG. 6.07
 

SECONDA FORMA NORMALE

Tutti i campi, diversi dalla chiave primaria, devono dipendere solo dal valore della chiave primaria. I campi delle tabelle non devono dipendere da altri campi, esclusa la chiave primaria. Questo garantisce che la chiave primaria rappresenti in modo univoco ogni record della tabella e che non si possano fare calcoli sui campi delle tabelle.

ESEMPIO. Ordini.
La figura 6.08 visualizza una tabella Ordini, nella prima forma normale: la tabella ha una chiave primaria, IdOrdine e non ci sono campi che contengono più di un valore.
 

 
FIG. 6.08
 

Il problema è che il campo TotaleFattura dipende dai campi Quantità e PrezzoUnitario. Se venisse modificato il valore del campo Quantità, dovrebbe essere modificato anche il valore del rispettivo campo TotaleFattura. La tabella, quindi, non è nella seconda forma normale. Il campo TotaleFattura deve essere eliminato dalla tabella, per trovare il totale della fattura si devono utilizzare le query. Le tabelle non possono contenere valori calcolati.
La figura 6.09 visualizza la tabella nella seconda forma normale.
 

 
FIG. 6.09
 

ESEMPIO. Età.
Un altro campo che non corrisponde alla seconda forma normale è il campo età, in quanto dipende dalla data di nascita e dalla data corrente. Il campo età deve essere eliminato dalla maggior parte delle tabelle.
 

Esistono situazioni in cui i campi età e TotaleFattura possono essere utilizzati nelle tabelle: quando questi campi rappresentano una situazione statica, che non si modifica nel tempo. Per esempio se il campo età contiene l’informazione relativa all’età delle persone al 31/12/2010, questo campo non dipende da altri valori, quindi può esistere e le tabelle si trovano nella seconda forma normale.

EVITARE LE RIPETIZIONI

Quando su una tabella i valori di alcuni campi sono ripetuti, si deve scomporre la tabella in due parti. Si creano praticamente due nuove tabelle che contengono i campi di quella presa in considerazione. Le nuove tabelle devono poi essere messe in relazione tra loro.

ESEMPIO.
Si vuole tenere conto di tutti gli acquisti fatti dai clienti. Se si organizzano i dati in un’unica tabella, molte informazioni devono essere ripetute (il nome, l’indirizzo e tutti i dati del cliente per ogni ordine). La figura 6.10 visualizza la situazione.
 

 
FIG. 6.10
 

È visibile la notevole ripetizione dei dati, con grande spreco di tempo (per l’inserimento) e di memoria (hard disk e RAM).
Le situazioni di questo tipo indicano, in genere, che la tabella memorizza più di un oggetto, cioè più elementi distinti. Nella tabella 6.10 sono rappresentati le informazioni dei clienti e quelle degli ordini effettuati dai clienti stessi. La persona cliente è un oggetto, l’ordine effettuato è un altro oggetto. Si deve scomporre la tabella in due parti, che rappresentino rispettivamente questi due oggetti: una tabella Clienti e una tabella Ordini. Si devono “spartire” i campi della tabella iniziale, nei due nuovi insiemi, considerando se le informazioni riguardano uno o l’altro oggetto. La figura 6.11 visualizza la separazione delle tabelle.
 

 
FIG. 6.11
 

Queste tabelle non rispettano la prima regola, manca infatti la chiave primaria. Si deve aggiungere, in entrambe, un campo chiave primaria, figura 6.12.
 

 
FIG. 6.12
 

Le due tabelle sono in forma normale (prima e seconda), ma non è possibile sapere da chi sono stati effettuati gli ordini, manca la relazione. Come visto più volte, la relazione tra clienti e ordini è del tipo uno a molti, la tabella Clienti è il lato uno, la tabella Ordini è il lato molti. Si deve aggiungere la chiave esterna nella tabella lato molti (Ordini), il campo da aggiungere deve essere uguale al campo chiave primaria della tabella lato uno (Clienti). Quindi, si aggiunge il campo IdCliente nella tabella Ordini, il risultato finale è visualizzato nella figura 6.13.
 

 
FIG. 6.13  

CONCLUSIONI

Dopo la definizione dello schema della base di dati, si deve controllare tutta la struttura definita, controllando una ad una le tabelle. Si deve passare tutto lo schema per verificare se sono rispettate le regole descritte nel capitolo, un passaggio completo (tabella per tabella) per ogni regola. Questo conclude la fase di progettazione, si passa poi alla successiva, cioè la realizzazione, nel nostro caso con Access 2000.


     Manuale ACCESS2000
06     NORMALIZZAZIONE    
 
 inizio testo aumenta dimensioni testo diminuisci dimensioni testo informazioni indice manuale ACCESS2000
 
 
Pubblicità  
 
Applicazioni iPhone















Condizioni d'uso | Informativa Privacy e Cookie Policy | Crediti
Copyright©2005 tutti i contenuti sono proprietà esclusiva di ManualiPc.it

 
Manualipc - Via Casette 13 - Saletto di Breda - 31030 Treviso, Italy - tel. 0422.98135 - email info@manualipc.it - P.I. 03687860266